34

ITA

2010

-Si laurea presso la Joshibi University of Art and Design, Tokyo

2012

-Termina il corso di specializzazione in conservazione e restauro delle pitture giapponesi presso la Joshibi University of Art and Design, Tokyo

2015

-Termina il dottorato in Storia delle belle arti presso Joshibi University of Art and Design, Tokyo

 

 

ENG

2010

-Degree at Joshibi University of Art and Design, Tokyo

2012

-finish the specializing course in conservation and restoring of japanese peintures at Joshibi University of Art and Design, Tokyo

2015

-finishes the PhD in History of Arts at Joshibi University of Art and Design, Tokyo

 

ITA

In una sorta di processo alchemico l’artista trasforma il materiale piu povero, la terra intrisa d’acqua -le pozzanghere- in opere d’arte. E gli esiti, stupefacenti per raffinatezza estetica, danno corpo alla supericie pittorica, occupandone il suo territorio vitale e formando immagini, tracce di informazioni che hanno valore e rimangono nel tempo perche’ isolate , tolte dal flusso del loro esistere banale e ‘nominate’ , definite cioè con precisione geo-metereologica nell’ opera stessa. Dice l’artista : “la pioggia assorbe diversi fenomeni e memorie, movimenti e coordinate temporali - le pozzanghere raccolgono ora, posizione, temperatura, fenomeni, suoni e vicende. La carta assorbe tutte le memorie e i fenomeni e li trattiene semipermanentemente. Gli spettatori possono percepire e comprendere un passato particolare al quale video e fotografia non sono mai arrivate. Questa la ragione di queste opere: tracce e informazioni”. Il ‘Surfacism’ è la cornice teorica in cui “34” si pone e che cosi definisce: “ Surfacism è una delle risposte che postmodernismo e minimalismo non possono raggiungere. Società, culture, stereotipi, religioni....inibiscono i nostri potenziali e la nostra diversità. Surfacism è una risposta al rilascio di questi elementi inibitori.... dal postmodernismo accoglie la varietà di idee e di persone...dal minimalismo accoglie il processo di eliminare quanto non necessario, tra cui il nome dell’artista, la tecnica..... le pozzanghere sono dei buoni soggetti per mostrare il Surfacism... sono comuni , contengono organismi viventi di cui pure hanno traccia, non hanno forma portando così le persone a ‘immaginare’ altro ..e questo ‘altro’ è il concept di queste opere..” Ricordo ,negli anni Sessanta, il movimento ‘Support-surface’ , poi ricompreso nell’ Ecole de Nice, che tanta influenza ha avuto sulla ‘contemporaneità’ artistica ; la decostruzione dei principi, la scomposizione dell’ opera nelle sue parti base per raggiungere una sorta di ‘grado zero’ ne erano, in estrema sintesi, il supporto teorico. “34” sa rivatalizzare, inondandone le radici di nuova rigenerante linfa la concettualità di tale movimento; e ciò grazie alla sua personalità artistica che con le coraggiose sperimentazioni, ne radicalizza gli assunti ed attualizza l’estetica; penso all’ amonimia, all’ assenza biografica al supposto azzeramento di senso, ricreato nella casualità del suo originale processo creativo ..

ENG

Through a sort of alchemical process, the artist transforms the poorest material, earth imbued with water – puddles – into works of art. The result is of astonishing esthetic refinement, and gives shape to the pictorial surface, occupying its vital territory and forming images, valuable traces of information that last in time because they are isolated and removed from the flow of their ordinary existence, “named”, that is to say defined with geo-meteorological precision within the work itself. The artist says: “rain absorbs various phenomena and memories, movements and temporal coordinates – puddles gather time, position, temperature, phenomena, sounds and events. Paper absorbs every memory and phenomena and keeps them semi-permanently. The public can perceive and comprehend a specific past that video and photography have never reached. This is the reason for these works: traces and information”. “Surfacism” is the theoretical frame in which “34” is placed, defined like this: “Surfacism is one of the answers that postmodernism and minimalism cannot reach. Society, cultures, stereotypes, religions… inhibit our potentials and our diversity. Surfacism is an answer to the release of these inhibitor elements… it embraces the variety of ideas and people from postmodernism… from minimalism it embraces the process of elimination of what is unnecessary, such as the artist’s name and the technique… puddles are good subjects in order to show Surfacism… they are common, they contain living organisms of which they keep track, they are formless and so they lead people to “imagine” something else… this “something else” is the concept of these works…” I remember the “Support-surface” movement of the Sixties, later embraced by the Ecole de Nice, which was very influential for the artistic “contemporaneity”; the deconstruction of principles and the decomposition of the work to its basic parts in order to reach a sort of “zero level” were in short, its technical support. “34” knows how to revitalize this movement by flooding its roots with a new regenerating conceptual nourishment, thanks to its artistic personality that through brave experimentation radicalizes its assumptions and actualizes its esthetics; I’m thinking of anonymity or the supposed zeroing of sense, recreated in the randomness of its original creative process…

One Comment

  1. Pingback: Japan my love – Milano 2016 | MoioliPress - di Alberto Moioli

Comments are closed.