TOMIMORI HITOSHI

ITA

1994

-Decide di dedicarsi all’arte a seguito di un incidente stradale.

2000

-Apre a Tokyo il suo primo atelier.

2003

-Partecipa alla mostra “Michi-strada” alla Nippon Gallery di New York.

2007

-Partecipa alla mostra “Hajimari no kaze, hajimari no oto, hajimari no uta” alla Nippon Gallery di New York.

2012

-Apre un atelier a Kyoto.

2016

-Apre altro atelier a Takamatsu, Kagawa.

 

ENG

1994

-He decided to become an artist as a result of a car accident.

2000 

-Opens his first atelier  in Tokyo.

2003

-Michi-strada: exhibition at Nippon Gallery, New York.

2007

-Hajimari no kaze, hajimari no oto, hajimari no uta: exhibition at Nippon Gallery, New York.

2012 

-Opens an atelier in Kyoto.

2016 

-Opens another atelier in Takamatsu, Kagawa.

 

ITA

I suoi dipinti sono apparentemente il risultato di gesti fisici scaricati sulla tela con impatto drammatico, ma nascondono concetti sottili che sostengono la forza, vitale ed estetica ,che l’opera irradia. I segni di un ’antica grafia si aggrovigliano sempre più indistinti nel germogliare di radici: rimandi all’ acqua, fonte di ogni forma di vita, ai segni del logos , fonte di ogni umana cultura, ed al loro inestricabile intrecciarsi. Le basi di carta giapponese di gelso, inchiostro di china ed i pannelli a tecnica mista paiono inondati dall’ impeto creativo di Tomimori che sa però infondere all’opera un equilibrio luminoso e tonale in cui bianco e nero di si contrappongono nell’ unicum di 6 tavole che la formano. Scenografia immaginaria di uno spazio-tempo fluttuante il lavoro sa vibrare e svilupparsi con un linguaggio autonomo i cui segni ibridati rimandano sia a ‘radici’ che primitive e sotterranee si ramificano, sia ad ‘onde’ che incessanti si infrangono e rinascono in superficie. L’acqua pare nascondere i misteri della vita : forte perchè cedevole , sembra adeguarsi ad ogni forma ed invece tras-forma insieme a se stessa ciò che è altro da sè. Dice l’artista: In principio era l’acqua. Mi ricordo della forma del suo cuore e concretizzo il suo primo canto. Anche nel Siddharta di Herman Hesse il fiume e l’acqua che vi scorre diviene un’entità viva e “..chi fosse riuscito a comprenderne i segreti - così gli pareva - avrebbe compreso anche molte altre cose, molti segreti, tutti i segreti ‘ .. segreti che Tomimori sembra aver colto e trasformato nella sacralità della forma. Si avverte una dimensione quasi sonora, una sorta di radiazione cosmica che permea l’opera scuotendo e vivificando gli antichi segni di lingue estinte; l’incrociarsi degli elementi avviene attraverso aperture forti e insieme leggere, nodi di un grafo o sinapsi le cui ramificazioni a cespuglio sorprendono per la profonda intensità che fluttua, ondivaga e speculare nell’ inversione di toni nei due gruppi di tre pannelli che compongono l’opera. Una sinfonia formale, con più movimenti che si articolano precisi ed in cui significante e significato, immagine e sua riflessione definiscono un segno di grande maestria e raffinatezza tecnica

ENG

His paintings are apparently the result of physical gestures discharged on the canvas with a dramatic impact, but they hide subtle concepts that sustain the vital and esthetic power that the work irradiates. The letters of an ancient calligraphy entangle increasingly indistinct in the sprouting of roots that refer to water, from which everything springs, and to the signs of the logos, origin of every human culture, and to their inextricable intertwining. The basis of Japanese mulberry paper and Indian ink seem to be flooded by the creative impetus of Tomimori, who knows how to instill in the work a luminous and tonal balance in which black and white are in contraposition within the unicum of the six tables. Imaginary set of a fluctuant space-time, the work knows how to vibrate and develop through an autonomous language whose hybridized signs refer both to the primitive and subterranean “roots” that branch out, and to the “waves” that incessantly brake and are reborn on the surface. Water seems to hide the mysteries of life: strong because so ductile, It seems to adjust to every form but instead it trans-forms itself while trans-forming everything it touches. Tomimori says: In the beginning there was water. I remember the shape of its heart and I materialize its first chant. In Herman Hesse’s “Siddharta”, the river and the water that flows in it become a live entity and “…whoever could understand its secrets would have also understood many other things, many secrets, all secrets…” secrets that Tomimori seem to have grasped and transformed into the sacredness of the form. Moreover, you get the feeling of a dimension that is almost sonorous, a sort of cosmic radiation that permeates the artwork agitating and bringing to life the ancient signs of extinct languages; the intersection of the elements occurs through strong and light openings, knots of a graph or synapses whose ramifications are surprising due to their profound intensity that fluctuates, wavers and is specular in the inversion of the tones within the two groups made of three panels, which compose the work. A formal symphony with various movements that are articulated with precision and in which the signifier and the significance, the image and its own reflection, define a sign of great mastery and technical refinement.

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  1. Pingback: Japan my love – Milano 2016 | MoioliPress - di Alberto Moioli

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